Basta percorrere la strada principale di Deruta per capire che qui la ceramica non è un souvenir, ma un'identità. Insegne dipinte, vetrine piene di piatti e vasi, botteghe dove si vedono ancora le mani al lavoro sul tornio e sul pennello: il paese vive da secoli intorno alla maiolica. Conoscere la sua storia aiuta a guardare con occhi diversi anche il più semplice dei piatti decorati, e a capire perché i pezzi derutesi siano oggi esposti nei grandi musei d'Europa e d'America.
Le origini medievali
La produzione ceramica di Deruta ha radici antiche. Gli scavi archeologici fanno pensare a un'attività ancora più remota, ma i documenti scritti attestano la presenza di vasai già nel Medioevo, tra la fine del Duecento e il Trecento. Tra le testimonianze più citate ci sono le carte dell'archivio francescano di Assisi, che a metà del Trecento ricordano un vasaio di Deruta impegnato a fornire centinaia di stoviglie ai frati del convento. È il segno di una produzione già organizzata e conosciuta oltre i confini del paese.
A favorire questa vocazione furono la posizione e la terra stessa. Le argille della valle del Tevere, la legna dei boschi vicini e la vicinanza a Perugia, di cui Deruta fu a lungo parte del territorio, crearono le condizioni ideali per lo sviluppo delle fornaci. Le ceramiche medievali erano soprattutto oggetti d'uso: boccali, brocche e ciotole decorate con pochi colori, spesso il verde ramina e il bruno manganese su fondo chiaro, con motivi geometrici, vegetali o animali stilizzati.
Il Rinascimento e il lustro metallico
Il grande salto arriva tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento. In questo periodo la tavolozza si arricchisce, il disegno si fa più raffinato e le botteghe derutesi iniziano a produrre oggetti di pregio destinati a una committenza colta. Il simbolo di questa stagione è il lustro metallico, una tecnica di origine orientale arrivata in Italia attraverso la Spagna. Sul pezzo già cotto e decorato si applica un sottile strato a base di sali metallici, poi si procede a una terza cottura in atmosfera povera di ossigeno: il risultato sono superfici che, inclinate verso la luce, si accendono di riflessi dorati e iridescenti.
Le date più antiche che compaiono su maioliche a lustro attribuite a Deruta risalgono ai primissimi anni del Cinquecento. In poco tempo il lustro dorato divenne uno dei tratti distintivi della produzione locale, applicato ai grandi piatti da pompa con profili di dame, stemmi, santi e scene allegoriche. Erano oggetti da esporre più che da usare, segni di prestigio nelle case delle famiglie più importanti.
Il raffaellesco e le grottesche
Nel corso del Cinquecento si diffonde anche il gusto per le grottesche, i decori ispirati alle pitture antiche riscoperte a Roma e reinterpretate da Raffaello e dalla sua bottega. Da questo filone nasce il cosiddetto raffaellesco, che deve il nome proprio al grande pittore urbinate: un intreccio di girali vegetali, mascheroni, figure fantastiche e piccoli draghi alati, dipinti in toni caldi di giallo, arancio e blu. Nei secoli successivi il raffaellesco è diventato uno dei motivi più riconoscibili di Deruta, ancora oggi riprodotto e reinterpretato dalle botteghe del paese.
Dopo lo splendore rinascimentale, il Seicento portò uno stile più rapido ed essenziale, il cosiddetto compendiario, e una lunga fase di produzione più legata all'uso quotidiano. Fu tra Ottocento e Novecento che Deruta riscoprì e rilanciò il proprio patrimonio decorativo, riprendendo modelli antichi e aprendo la strada alla produzione artistica che conosciamo oggi.
Il Museo Regionale della Ceramica
Per vedere tutto questo da vicino il riferimento è il Museo Regionale della Ceramica, fondato nel 1898 e considerato il più antico museo italiano del suo genere. Dal 1998 ha sede nell'ex convento trecentesco di San Francesco, nel centro di Deruta, e raccoglie migliaia di pezzi disposti in un percorso cronologico che va dal Medioevo alla produzione contemporanea, con sezioni dedicate al lustro e ai diversi stili decorativi. Orari e biglietti vanno verificati sul sito ufficiale del museo.
Il centro di Deruta dista pochi chilometri da La Collina: una mattina al museo e tra le botteghe del paese si concilia facilmente con un pomeriggio di riposo in campagna, davanti alla vallata del Tevere.
Soggiornare a pochi minuti dalle botteghe di Deruta
La Collina si trova sulla collina che domina la vallata del Tevere, a pochi chilometri dal centro di Deruta e dal Museo Regionale della Ceramica.